Louisa Yousfi: restare barbari

un viaggio nell’alterità radicale

Louisa Yousfi, giornalista e scrittrice francese nata da genitori algerini, autricedi Restare barbari, I selvaggi all'assalto dell'Impero (Derive Approdi, 2023) scrive a nome di quelli che lei chiama "i barbari" appunto: ragazzi e ragazze di origine straniera destinati a restare alieni nelle periferie dei paesi occidentali in cui sono nati. Secondo l'autrice, la loro "barbarie" è una ricchezza da rivendicare e difendere. Il suo primo libro è un viaggio nell’alterità radicale, un pugno nello stomaco delle narrazioni occidentali e delle sue politiche di integrazione.

Ripropongo, rispettando il più fedelmente possibile quanto mi sono appuntata  in occasione dell'incontro svoltosi in Triennale, il 15 novembre :

Noi,  e dicendo noi intendo il popolo prodotto dalla colonizzazione, i neri e gli arabi, abbiamo un modo di reagire e ampliarci, renderci più grandi.
Durante la mia vita mi sono confrontata con tre tipi di narrazione:
  •  Una narrazione è esplicitamente razzista: siamo barbari. Ossia: noi che siamo il prodotto della colonizzazione peseremmo sull'Europa come una minaccia addirittura morale. Noi siamo il prodotto di un arcaismo, non abbiamo seguito le novità,  il progresso.
    Paradossalmente questa posizione mette in campo una lotta leale, perché è esplicita.
  • Vi è poi un certo razzismo benevolo della sinistra, che si cala su di noi dall'alto,  che non parla di  barbari  ma ci vede come “ il buon selvaggio”,  ci vede in via di sviluppo e quindi desidera innalzarci al livello della civiltà. Questa forma di razzismo produce trappole perpetuando la narrazione dell'eterna vittima.
  • Via poi una terza narrazione, una sorta di declinazione della seconda in chiave sociologica-antropologica,  che sembra quasi spiarci attraverso il buco della serratura,  con fare voyeristico,  con un atteggiamento intrusivo volto a capire come siamo,  con il tentativo di decodificare un enigma per rassicurare il potere occidentale che non siamo un pericolo perché “ci stanno integrando e rendendo simile ai Bianchi”.

Molti lavori in Francia sono volti a mostrare che le comunità minoritarie stanno cambiando, sono sempre meno islamiche,  tendono a far scomparire le differenze.  In Francia è ancora caldo il tema del velo:  una certa frangia della sinistra lottava perché fosse riconosciuto questo diritto “ tanto a scuola si sarebbero raccolte da sole dell'errore…”. 
Questi dovrebbero essere i nostri alleati! In realtà ci negano.

Tutti e tre questi sguardi, in Francia, mettono in scena l'integrazionismo.
Ci viene chiesto di abbracciare un mondo per cui l'integrazione ha il sapore della disintegrazione.

Viene chiesto di accettare una rottura generazionale organizzata, ai giovani viene chiesto di contribuire a questo processo. Questo processo è violento!  Lo dico proprio perché mi sono integrata, tutti lo abbiamo fatto.
È dall'esperienza che so esserci un residuo di resistenza:  la barbarie.

Il tema della barbarie è la risposta che ho trovato per contrastare le tre narrazioni riassunte sopra.  La natura di questa riflessione non è analitica ma piuttosto una profusione di senso.  In questa accezione barbarie - come dice lo scrittore algerino  Kateb Yacine, che lo usava in maniera diversa da me- è il nodo per dare concretezza alla cultura.

La figura della barbarie non si preoccupa di rassicurare ma di uscire da una rispettabilità subita per partire da chi siamo veramente. Naturalmente è un processo dinamico. Non è una pretesa identitaria, un sogno, una cristallizzazione,  ma una modalità per uscire da una narrazione che ci vuole definire in maniera diversa da come siamoL'ambizione identitaria è della Francia che ce la impone per riconoscerci.

 La sfida che ho colto è quella di trovare un punto di raccordo tra azione politica ed esteticaLa strategia di restare Barbari si articola in due tappe:

  •  ho scritto questo libro perché vivo in un momento in cui le persone del periodo post-coloniale hanno avuto un risveglio di coscienze;  la prima asse di questo risveglio è stata una riconciliazione con ciò che siamo:  rivendichiamo la nostra lingua  e questo è stato riconosciuto come un risveglio dell'identità.  Rivendico tale momento, è stato importante. 
    P
    resentare i tesori della nostra cultura li ha naturalmente esposti alla predazione capitalista,  quindi si è posto il problema di come continuare a mostrare ciò che siamo senza che venga tutto cannibalizzato.  È un processo dialettico complesso. Ho individuato nel rap una risposta perché sempre in evoluzione.

 Un esempio lo troviamo in PNL , un duo rap francese formato dai due rapper fratelli Ademo (Tarik Andrieu) e N.O.S. (Nabil Andrieu) originari di Les Tarterêts, quartiere del comune di Corbeil-Essonnes. Il duo ha delimitato un territorio contro il potere ( la Francia) e usa un acronimo che significa implicitamente “ vale solo per la famiglia,  non abbiamo proprio niente da dirci!”. Per l'appunto non è nemmeno più un rap politico,  va oltre,  perché non c'è più niente da dirsi.  Già questo è interessante ma ancora di più lo è che si è obbligati a mettere in sicurezza ciò in cui si racconta la propria fragilità,  l'amore.
Questa estetica si basa interamente sull'essere selvaggi e fragili.  Il simbolo di questo gruppo è un vero cuore, un muscolo sanguinante.  La sfida è quella di raccontarsi a pugno chiuso perché tutta la letteratura post coloniale è caratterizzata da un approccio sociologico, che mira a spiegare. Adesso io non ho certo l'ingenuità di pensare che PNL non sia stato integrato dal commercio, tuttavia è una macchina agente in movimento che si muove nel presente continuando a cercare un’estetica autentica che lotta. L
a rapidità è sia nella tecnologia che nella creatività che riesce a sfuggire alle logiche commerciali dell'integrazionismo.

  • poi bisogna ricordare che il mio impegno è anche collegato all'attivismo politico: in quanto militante non penso che si possa cambiare narrazione  senza la lotta. Alla domanda “ che cosa si può fare?”  la risposta non può essere estetica ma politica e la mia risposta è decolonizzare

Questo libro vuole dare testimonianze di un momento della storia in cui è stata superata l'illusione della convivenza pacifica e il cui rischio è Il liberalismo.
Alcune organizzazioni politiche sono state disciolte perché considerate separatiste. 
Le manifestazioni provenienti dalle persone regolarmente non venivano autorizzate,  conseguentemente poi ci sono state rivolte.  La settimana scorsa anche una realtà antifascista è stata disciolta,  in questa maniera è la Francia a comportarsi in maniera autoritaria.  È così che si crea una polarizzazione sempre più accentuata tra fascismo e anche fascismo.

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