Katsumi Komagata nasce il 17 ottobre 1953 a Shyazuna e si forma al Nippon Design Center dove stringe un significativo rapporto, frequentandone il laboratorio, con il maestro Kazumasa Nagaï, cartellonista, incisore e graphic design, che nel 1959 aveva contribuito a fondare lo stesso Nippon Design Center (NDC), per poi esserne Presidente dal 1975 al 1986, in seguito vicepresidente fino al 2001 e conservare tutt’oggi, a novantacinque anni, la carica di Senior Executive Advisor.
Negli anni ‘80 alcuni lavori di Nagaï compaiono sulle copertine della rivista LIFE e le sue mostre sono ospitate in importanti musei nel mondo: nel frattempo Komagata si trasferisce negli Stati Uniti nel 1976 e qui prende avvio, quattro anni più tardi, la sua carriera come graphic designer presso la sede newyorkese della CBS, una delle tre principali reti statunitensi. Durante questa permanenza entra in contatto con il mondo di Bruno Munari, Leo Lionni e Tana Hoban attraverso il Bookshop del MoMA di New York. In particolare rimane colpito dal gioco di Bruno Munari +e- che determina una radicale svolta nella sua sensibilità, tanto che da allora non ha mai smesso di dichiararsene allievo. Nel frattempo Komagata collabora anche con numerosi studi di design, anche a Los Angeles, e nel 1981 riceve la medaglia d’argento dell’Art Directors’ Club di New York.
All’inizio degli anni ottanta ritorna a Tokyo, dove apre la sua agenzia ONE STROKE, occupandosi di grafica, design, editoria e mostre: con questa nuova casa inizia un intenso lavoro programmatico grazie al quale i suoi lavori sono accolti dalle più prestigiose realtà museali, gallerie, biblioteche, eventi, in vari paesi, tra cui Francia, Spagna, Portogallo, Nuova Caledonia, Messico, Brasile, Lituania, Polonia, Russia, Corea e Cina - spesso accompagnati dai suoi laboratori. Più di una volta le sue mostre sono giunte in Italia - dove ha eletto il Centro Culturale Mutty suo interlocutore di riferimento. Komagata è stato un affezionato protagonista della Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna, sia come giurato, sia per aver ricevuto tre volte il Bologna Ragazzi Award: nel 2000 con MINI BOOK, nel 2010 con Little Three (piccolo albero) e nel 2016 con When the Sun Rises (Quando sorge il sole).
Nel 1994 Komagata entra in contatto con Elizabeth Lortic - che nel 1988 aveva fondato la casa editrice Les Tois Ourses - la quale “inviò i primi libri di Katsumi Komagata a Bruno Munari, chiedendogli un'opinione. Munari rispose:
In Oriente, esiste un gioco antichissimo che ha la caratteristica di poter essere composto in una gamma infinita di possibilità: è il tangram. Ma (può darsi abbia pensato Katsumi Komagata) proviamo a giocare, oltreché con i colori, con le forme. Bisogna trovare dei moduli insoliti: un triangolo con un lato curvo, per esempio. In quante forme si può combinare. Vediamo un po'.
Inizia quell’anno una lunga e proficua collaborazione tra Komagata e Les Trois Ourses: il sodalizio punta alla formazione artistica dei bambini, sia presso la Petite Ècole des Trois Ourses a Parigi sia altrove, con laboratori e mostre.
Komagata si dedica per la prima volta a studiare come realizzare libri tattili per bambini e bambine non vedenti. Nel 2001 il Centre Georges Pompidou pubblica i libri tattili Plis et plans e Leaves, nel 2004 la città di Grenoble gli commissiona il libro A place where stars rest e nel 2012, su richiesta dell'Ecole Nationale des Beaux-Arts di Amiens, è stato prodotto un libro illustrato con il linguaggio dei segni. L'anno successivo, un documentario su Katsumi Komagata che seguiva da vicino il processo di produzione è stato trasmesso su WOWOW Prime e il programma è stato nominato per un International Emmy Award.
L’artista ha tenuto sempre in grande considerazione i diritti di cittadinanza dell’infanzia e delle persone più giovani, rappresentandole per molti anni anche nei consigli locali della sua città. Con il progetto grafico sviluppato per l’Ospedale pediatrico universitario di Kyushu, in Giappone, vince nel 2006 il Design Award di Tokyo, nel 2007 cura l’allestimento della mostra organizzata in occasione del centenario di Bruno Munari all’Itabashi Museum di Tokyo.
Muore il 29 marzo 2024.
Mi piace ricordarlo con un aneddoto che ne testimonia la grande semplicità e generosità: insieme a Laura Capra, libraia, podcaster e studiosa di editoria e letteratura per l’infanzia contattammo Komagata per chiedergli il permesso di realizzare un video-corso sulla serie Little Eyes. La sua risposta entusiastica fu commovente, quanto non risolutiva da un punto di vista legale.
Lo spazio Mutty ha realizzato a Milano la mostra Pop-up KATSUMI KOMAGATA - The designer, the author, the artist , una selezione di disegni con pastelli a olio della serie Pieces, nati da forme create da pezzi di carta utilizzati come stencil, che può essere considerata un nuovo inizio per Komagata, avviato nel 2021, quando ha aperto il suo studio nella città di Ichinoseki, lontano dalla metropoli di Tokyo, per trovare riparo nella fase della sua malattia. Circondato dalla ricchezza della natura, Komagata creava ogni giorno opere nuove. In particolare in mostra è stata esposta una serie originale di soggetti tratti dal mondo vegetale e animale, realizzati per Mutty tra il 2021 e 2022, ma anche una selezione tratta da Pop Scope Modern Series e uno sketch book.
Il progetto LITTLE EYES
Si esplora il mondo con tutti i sensi, compreso quello cinestetico. Katsumi Komagata ne era ben consapevole quando ha avviato il progetto LITTLE EYES: dieci cofanetti a loro volta composti da un numero variabile di ulteriori elementi che invitano al gioco libero.
L’idea nasce dall'amore di Komagata verso sua figlia, e si sviluppa tra i tre mesi e i due anni di Ai, accompagnandola nella crescita con oggetti-libro attraverso cui può esplorare il mondo attraverso il gioco e l'investigazione. Little Eyes è un gioco di parole: il nome della piccola Ai si pronuncia esattamente come due parole inglesi che significano rispettivamente "occhio" e "io", ma in giapponese significa "amore". Questi oggetti di carta nascono per il piacere di persone nuove al mondo, a partire da pochissimi mesi. Little Eyes si compone di dieci piccole confezioni delle dimensioni di 13x13 centimetri ciascuna, che sviluppano quattro nuclei tematici.
Osservando queste carte si colgono caratteristiche e ricorrenze che mano a mano si organizzano per gruppi e sottogruppi a partire da ciò che conosciamo: per questo tutto prende avvio dalla forma del cerchio, la prima su cui si fissa a lungo l’attenzione del bebé ricordandoli la prima forma su cui si sofferma a lungo, il capezzolo. Con gradualità la conoscenza si espande poi in varie direzioni, secondo regole che percepiamo con crescente chiarezza, soprattutto ripetendo più volte le stesse azioni: tutti i cartoncini infatti si leggono in tre tempi e invitano a reiterare il gesto per aprire e chiudere nuovi scenari. Pure le confezioni presuppongono l’atto di sfilare lateralmente della confezione la custodia con le carte, che a loro volta estraggono come un cassetto per poi si aprirsi come un trittico.
All'inizio le carte attireranno lo sguardo e innescheranno un'eccitazione corporea diffusa, poi in concomitanza con l'interesse per tomboline e giochi di abbinamento, cambierà il modo di esplorarle, che nuovamente approderà ad altri giochi più tardi, durante l'espansione linguistica. Komagata agevola l’incontro dei colori attraverso una tassonomia esperienziale visiva che passa attraverso la materia, abbiamo visto infatti che la lettura di questi microprogetti avviene prima solo con la vista, poi con il tatto, infine procede attraverso il disvelamento in tre atti.
Siamo in presenza di piccoli libri-gioco, che si possono leggere in ambo le direzioni -come i prelibri di Munari - in cui temporalità e causa effetto si spostano su un piano di maggior complessità.
La lettura del primo progetto si attua in due tempi con un dispiegamento più ampio.
I quattro libretti ricompresi nel secondo, invece, si leggono sfogliando 16 pagine, copertine comprese.
Le ultime due proposte sono pensate espressamente per soddisfare la voglia di esplorare i diversi punti di vista e le nuove possibilità di intervento sul mondo liberate attraverso le competenze motorie appena acquisite, quando bambini e bambine amano spostarsi nelle due direzioni lungo i bordi di una superficie, muovere passi per avvicinarsi e allontanarsi, accovacciarsi ed ergersi sulle gambe, ma anche sostare, infilare, sfilare, cambiare di posto alle cose, esplorare nuove soluzioni per disporre e ordinare oggetti.
Entrambi questi microprogetti si leggono in due tempi che tendenzialmente vengono ripetute più e più volte variando la velocità con cui il corpo di chi legge le figure si sposta nello spazio.
Little Eyes è una rappresentazione teatrale partecipata del mondo, a cui si accede interagendo con esso atto dopo atto, rimescolando le carte ogni volta che lo si desidera per ricomporre visioni mutevoli. Si tratta di un progetto materiale in cui in cui la carta stessa funge da medium per animare una relazione in cui, dapprima, la guida è interamente in mani adulte e accudenti, a beneficio della persona neonata. Durante le esperienze di lettura condivisa, nei primissimi mesi di vita, il piacere si rende manifesto all'adulto attraverso l'eccitazione che pervade l'intero piccolo corpo del bebé, liberando macromovimenti che lo coinvolgono interamente, prevalentemente sgambettii, a cui si associa il tentativo di mantenere lo sguardo sulle carte, fintanto che non escono dal campo visivo.
Progressivamente maturano le funzioni che permettono di indirizzare più precisamente il proprio corpo e conseguentemente diviene evidente la volontà che anima le "piccole mani" strumenti necessari per raggiungere gli oggetti e manovrarli, con una proprietà che molto presto si associa a un uso delle gambe incontrollato, spontaneo.
Nel suo procedere LITTLE EYES procura un appagamento pervasivo e olistico, in particolare alle persone che hanno imparato ad alzarsi e riaccovacciarsi, a stare in piedi, muoversi lungo i bordi di un sostegno e infine camminare. Gli ultimi due cofanetti sono stati concepiti esattamente per soddisfare il piacere di muoversi nello spazio e cambiare punto di osservazione.
Gli elementi attraverso cui si articola la serie LITTLE EYES sono oggetti-liminari, che affondano le radici in quello stesso futurismo che tanta influenza aveva esercitato su Bruno Munari, approdato in Giappone nel 1960 per una campagna pubblicitaria.
Come nei prelibri di Munari, anche nella serie Little Eyes, sono introdotti elementi per orientare il lettore, ad esempio nel retro di alcuni cartoncini sono indicati numeri e colore dei caratteri per agevolare il riodino. Esattamente come nei i prelibri si è in presenza di una architettura progettuale in cui una forma, sempre la stessa, e l'omogeneità delle dimensioni, "aprono" i giochi e favoriscono una grande libertà proprio perché vengono posti dei limiti, entro i quali la libertà non rischia di degenerare in un caos inintellegibile. É grazie all'introduzione del limite, infatti, che si possono accompagnare graduali ampliamenti delle già tanto varie esperienze maturate tenendo conto della necessità fisiologica e psichica di arginare l'infinito per renderlo”avvicinabile”. Entro dei limiti si possono conoscere, sperimentare e riconoscere frammenti di mondo: l'ordine è una naturale propensione che nasce dal bisogno di orientarsi tra situazioni note per discriminarle dall'ignoto e dal suo potenziale senso di smarrimento, che è sempre in agguato.
LITTLE EYES è un progetto che intende favorire un avvicinamento graduale all'infinito attraverso ciò che già si conosce per fare ordine, tramite le costanti, tra la varietà di punti di vista possibili: da ciò di cui si ha esperienza, per gradi, nel piacere di fare e nella libertà di non fare.
Nessuna visione\ interpretazione\ manipolazione assume valore assoluto poiché è nella natura animale avere una visione parziale e mutevole delle cose, in effetti riorganizziamo incessantemente le nostre esperienze attraverso un flusso che non ha mai fine. Inizialmente sarà l'adulto a beneficiare di quei numeri e colori posti sul retro delle carte in tre tempi che compongono le prime sei confezioni: la loro funzione è facilitare il riordino secondo una tassonomia e un ritmo, che può essere anche trascurato senza inficiare il piacere di giocarci, esattamente come accade nel contenitore dei 12 prelibri di Munari.
Nella gestalt del progetto si riconoscono velocemente alcune linee che, in maniera spiraliforme, tornano man mano con un maggior grado di complessità:
Se ti interessa puoi ascoltare il podcast Little Eyes: matematica, natura e pace
o contattarmi per organizzare il corso Little Eyes. Colori, forme, movimento | Un percorso tra i libri di Katsumi Komagata
Fonti
one stroke
I libri di Katsumi Komagata, Lazy dog, 2019
La misura di tutte le cose, blog Topipittori
Grasso Francesca Romana, Primi libri per leggere il mondo, Bibliografica (2020, 2022)
Contattami