About Palestina (2\..)

gli inglesi lasciano campo libero e Ben Gourion ne approfitta

Questi appunti sono stati scritti a uso personale per mettere ordine a quanto Israele, in nome dell'ideologia sionista,  ha fatto  fin dalla fine del XIX secolo con  l'idea di impossessarsi della terra palestinese cacciandone gli abitanti. Le informazioni presentate in questo contributo sono una sintesi di quanto scritto dallo storico israeliano antisionista Ilan Pappe nei saggi La pulizia etnica della Palestina (tr. Luisa Corbetta e Alfredo Tagliardi, Fazi, 2008)  e La prigione più grande del mondo (tr. Michele Zurlo, Fazi, 2022). Qui la prima parte: About Palestina (1\..)

Per comprendere i fatti contemporamei occorre ricostruire la genesi delle principali  strutture sioniste.

Il registro dei villaggi

Nel 1902 un giovane storico, Ben Zion Luria, attivo presso il Dipartimento dell’Istruzione dell’Agenzia ebraica, ebbe l’idea di creare un registro dei villaggi gestito dal Fondo Nazionale Ebraico (JNF) che era stato fondato l'anno prima. Nel tempo il registro divenne il principale strumento sionista per colonizzare la Palestina,  già nel 1943 la schedatura aveva permesso di attivare una rete di informatori locali e una mappatura 

dell'agricoltura, della terra coltivata, del numero di aberi nelle piantagioni, della qualità di ogni frutteto (persino di ogni singolo albero), della quantità media di terra per famiglia, del numero di automobili, dei proprietari di negozi, dei lavoratori nelle officine e dei nomi degli artigiani in ciascun villaggio e dei loro mestieri. Più tardi si aggiunsero meticolosi dettagli su ogni clan e affiliazione politiche, la stratificazione sociale tra notabili e contadini comuni, e i nomi dei funzionari del governo mandatario. (2008, pp.33 34)

A capo della schedatura vi era Ezra Danin, che ha ricoperto una posizione di primo piano nella pulizia etnica. Danin reclutò Yaacov Shimoni, ebreo tedesco, per coordinare la rete degli informatori. A loro si unirono presto altri due protagonisti della pulizia etnica: Yehoshua Palmon e Tuvia Lishanski. 

Verso la fine del Mandato inglese le informazioni si concentrano sul numero di guardie e armi, che erano perlopiù antiquate o del tutto assenti. Con questa fondamentale informazione fu evidente per le forze sioniste che la controparte era una popolazione priva di armi e di figure capaci di coordinare le operazioni belliche.

A partire dal 1947 iniziarono ad essere schedate le persone da uccidere nei vari villaggi, sia per intimorire (o annientare) la popolazione autoctona, sia sia per impadronirsi delle terre.
Nel 1948  la comunità ebraica possedeva circa il 5,8% della terra in Palestina, ma ne voleva molta di più e la schedatura dei villaggi divenne una strategia nazionale per controllare il territorio e mettere in atto la pulizia etnica, talvolta secondo precisi piani, talaltra invece approvando a posteriori l'occupazione violenta dei villaggi.

Gli Stati Uniti per un tempo molto breve hanno appoggiato una decisione dell'ONU (risoluzione 194, 11 dicembre 1948) per la Palestina, ma giá pochi mesi dopo era prevalsa  negli USA una politica filoisraeliana per cui gli Stati Uniti inviarono mediatori che ignorarono completamente il punto di vista palestinese e non tennero minimamente in conto il diritto dei profughi di tornare alle loro case.

Ben Gourion

Ben Gourion è stata la principale testa pensante dell'operazione sionista di pulizia. Guidò il movimento dalla metà degli anni ‘20 fino agli anni ‘60. A lui è intestato l'attuale aereoporto di Tel Aviv in quanto considerato il fondatore dello Stato di Israele.

Il suo ruolo centrale nel decidere il destino dei palestinesi derivava dal controllo completo che esercitava su tutte le questioni di sicurezza e difesa della comunità ebraica in Palestina.  Aveva raggiunto il potere come dirigente sindacale, ma ben presto si mise a organizzare attivamente il nascente stato ebraico.  Quando nel 1937 gli inglesi offrirono alla comunità ebraica uno stato,  ma su una porzione della Palestina molto più piccola di quanto avessero in mente,  Ben Gurion accettò la proposta come un buon inizio. (...) Nel 1942 mirava già molto più in alto quando sostenne pubblicamente la pretesa sionista su tutta la Palestina. (...) Ridusse le proprie ambizioni durante la Seconda Guerra Mondiale (2008, pp 38-39)

Quando nel 1946 il XXII congresso sionista affidò a Ben Gurion il portafoglio della difesa egli aveva il controllo totale su tutte le questioni relative alla sicurezza della comunità ebraica in Palestina. 
Anche se era ancora senza uno stato, Ben Gurion svolgeva già, per così dire, le funzioni di Ministro della Difesa e di primo ministro (..)  in molti campi condivideva le responsabilità e la maggior parte delle questioni nell'agenda della comunità ebraica veniva discussa in modo democratico all'interno delle istituzioni che rappresentavano la composizione dei maggiori politici tra gli ebrei in Palestina. Ma con l'avvicinarsi del momento in cui dovevano essere prese le decisioni cruciali riguardo al destino dei palestinesi,  Ben Gurion cominciò a ignorare la struttura ufficiale iniziando a fare affidamento su formazione più clandestine. (2008, p 42)

Ben Gurion riunì nel 1946 la leadership sionista presso l'hotel parigino Royal Monsue, per convincerla ad "accontentarsi" momentaneamente dell'80-90% della Palestina "purché" a dominanza ebrea. I sionisti non volevano solo impossessarsi di tutta la Palestina ma anche cacciare gli arabi e le altre minoranze per popolarla quasi esclusivamente di persone ebree. Con una certa sorpresa presero atto che dopo l'olocausto molte di esse decisero di rimanere in Europa o migrare in America. Vedremo successivamente quali azioni furono messe in campo per limitare il numero delle persone palestinesi e incrementare ebree.
Intanto Ben Gurion diffondeva l'ossessione per la sicurezza, bitachon,

Bitachon rimane ancora oggi un metatermine usato dai leader sionisti e, in seguito, israeliani, per coprire un'ampia gamma di problemi e giustificare numerose politiche di fondo: dagli acquisti di armi all'estero, alla lotta interna con altri partiti politici, ai preparativi per il futuro stato e alla politica adottata contro la popolazione palestinese locale. (2008, p 42)

La ritirata inglese

Gli inglesi cercavano una soluzione democratica:

  • da un lato i palestinesi reclamavano il diritto a vivere nella loro terra, anche condividendola con gli invasori. Purtroppo però erano privi di una leadership -anche perchè le loro ribellioni venivano sedate con l'allontanamento dei capi, a differenza di quanto veniva attuato per sedare le azioni ebraiche, che ricevevano un trattamento più mite  da parte degli inglesi;
  • il mondo arabo avrebbe potuto intervenire a sostegno dei palestinesi, sia per la tutela del diritto naturale a vivere nella propria terra, sia per limitare le mire espansionistiche degli ebrei sionisti;
  • dall'altra i sionisti volevano tutto il territorio, forti anche della compassione mondiale suscitata a favore del popolo ebraico sterminato durante l'olocausto. 

Nel febbraio del 1947 gli inglesi si sfilarono da questa complicata situazione rimettendo ogni decisione nelle mani delle Nazioni Unite.

Di fatto gli inglesi avevano poco da scegliere:  dopo l'Olocausto non avrebbero mai potuto trattare l'imminente ribellione ebraica come avevano trattato quella araba negli anni trenta. Così quando il partito laburista prese la decisione di lasciare l'India, la Palestina perse molto della sua attrattiva. Un inverno particolarmente rigido nel 1947 fece giungere a Londra il messaggio che l'impero stava per diventare una potenza di secondo ordine, con un'influenza globale sminuita dalle due nuove superpotenze e con economia paralizzata da un sistema capitalistico che fece precipitare la sterlina.  Piuttosto che tenersi aggrappata in luoghi lontani come la Palestina, il partito laburista considerò come priorità la costruzione di uno Stato Sociale in patria. Insomma, la Gran Bretagna se ne andò in fretta e Senza rimpianti.  (2008, 

Campo libero per i sionisti

Ben Gurion aveva preagito l'imminente partenza degli inglesi e aveva organizzato una Consulta -ovvero un insieme di undici persone dei servizi segreti e di specialisti in questioni arabe- che si riunì regolarmente ogni settimana, da febbraio 1947.
Dapprima gli incontri avvenivano presso la sua abitazione poi nella Casa Rossa. Compito della Consulta era pianificare l’espropriazione dei palestinesi e la loro pulizia etnica. I nomi delle undici persone che la componevano sono: Yigael YadinMoshe Dayan (futuri vertici del nuovo Stato di Israele), Yigal Allon e Yitzhak Sadeh (militari orientalisti), i comandanti regionali Moshe Kalman (ripulì la zona di Safad), Moshe Carmel (fece altrettanto in Galilea), Yitzhak Rabin (ripulì Lyyd, Ramla e la Grande Gerusalemme), Shimon Avidan (fu attivo al sud, azzerando duecento tra  villaggi e città) e dal suo  assistente Yitzahak Pundak. Issar Harel (servizi segreti) supervisionava le operazioni degli ufficiali. 

Fu elaborato il piano Gimel che prevedeva le seguenti azioni:

Uccidere la dirigenza politica palestinese.
Uccidere gli istigatori palestinesi e i loro finanziatori.
Uccidere i palestinesi che agivano contro gli ebrei.
Uccidere gli ufficiali e i funzionari palestinesi [del sistema mandatario].
Danneggiare i trasporti palestinesi
Danneggiare le fonti di sussistenza palestinesi: pozzi d'acqua, mulini, etc
Attaccare i villaggi palestinesi vicini che avrebbero potuto partecipare ad attacchi futuri
Attaccare i club, i caffè, i ritrovi palestinesi, etc

I dati necessari a mettere in atto il piano erano custoditi nel prezioso registro dei villaggi.

Il piano non fu attuato poichè si preferi passare al piano Dalet che contemplava la sistematica e totale espulsione di tutte le persone palestinesi dal loro paese natale.

Oggi Israele afferma pubblicamente di dover radere al suolo la Striscia di Gaza per distruggere la città segreta di Hamas, una ramificazione di cunicoli in cui sono conservate le armi.


[illustrazione di  Armin Greder tratta dal  libro a figure Gli stranieri ,tr. Rosa Chefiuta& co., orecchio acerbo, 2012]

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