About Palestina (1\..)

come la comunità internazionale ha agevolato la sua occupazione

Questi appunti sono stati scritti a uso personale per mettere ordine a quanto Israele, in nome dell'ideologia sionista,  ha fatto  fin dalla fine del XIX secolo con  l'idea di impossessarsi della terra palestinese cacciandone gli abitanti. Le informazioni presentate in questo contributo sono una sintesi di quanto scritto dallo storico israeliano antisionista Ilan Pappe nei saggi La pulizia etnica della Palestina (tr. Luisa Corbetta e Alfredo Tagliardi, Fazi, 2008)  e La prigione più grande del mondo (tr. Michele Zurlo, Fazi, 2022).

Sono gli occhi di tuttə, oggi come ieri

Lo storico israeliano Ilan Pappe fa parte  di un gruppo di studiosi, in origine esiguo, che dagli anni ‘80 documenta una nuova storia  per contrastare una narrazione unica, parziale e falsata degli avvenimenti che hanno  ridotto il popolo palestinese a un minoranza colonizzata sotto gli occhi del mondo.

Immaginate che non molto tempo fa, in un qualsivoglia paese a voi familiare, metà dell’intera popolazione sia stata espulsa con la forza in un solo anno, la metà dei paesi e dei villaggi cancellati, lasciando al loro posto solo mucchi di macerie. E ora immaginate che sia in qualche modo possibile che questo accadimento non venga mai riportato nei libri di storia e che ogni sforzo diplomatico per risolvere il conflitto scoppiato nel paese metta da parte, quando non ignori del tutto, questo evento catastrofico"(2008, p 21)

Le persone palestinesi ancora oggi vivono nella negazione da parte del mondo di un fatto realmente accaduto e oscurato: la loro terra è stata sottratta dai sionisti nell’indifferenza generale, anche sotto agli occhi dell’ONU e della Gran Bretagna, che ha contribuito non poco ad agevolare l’espropriazione e le violenze. 

Pappe ricostruisce quanto è accaduto e non si  stanca di ribadire che Regno Unito, ONU e Stati Uniti d’America avrebbero dovuto prendere in considerazione il punto di vista palestinese -e non lo hanno fatto- ma avrebbero dovuto anche riconoscere il diritto deə profughə a tornare incondizionatamente alle loro case. Ma le cose sono andate diversamente: già dal 1949 la politica americana era apertamente filo-israeliana, facilitata da un generale, ma purtroppo approssimativo, desiderio mondiale di riparazione verso le vittime della shoah. Voltare pagina alla svelta senza addentrarsi in processi storici è stata la scelta preferita da ogni dove, eccetto che dalle vittime ancora sotto assedio.

Definire presunta una pulizia etnica quando esistono evidenze a sua riprova e censurare chi la nomina, mortificare la giustizia per salvaguardare i privilegi. Stiamo assistendo in Italia ad atti di efferata violenza e censura per silenziare la storia palestinese. In Rai vengono presentate pubbliche scuse perché artistə dal palco di Sanremo hanno chiesto di fermare il bagno di sangue, il 23 febbraio 2024 poi  la polizia italiana ha aggredito in tenuta antisommossa pacificə studentə minorenni, ferendone almeno undici in maniera seria, in varie città, ricordando precedenti abusi rimasti impuniti, tra cui quelli commessi a Genova in occasione del G8.

La voce di Armin Greder 

Dialogano con i miei appunti  immagini di Armin Greder tratte dal  libro a figure Gli stranieri (tr. Rosa Chefiuta& co., orecchio acerbo, 2012). Mi ha scritto il 23 febbraio 2024:

Quando ho proposto Gli Stranieri a Orecchio Acerbo, il paragrafo finale diceva questo:

Ma erano un popolo antico 
e avevano visto andare e venire
generali con i loro eserciti 
e re con le loro corti 
e profeti con i loro dei.
Gli Stranieri avevano il potere, adesso, 
ma loro avevano il tempo.
E sapevano che anche questo muro,
come tutti gli altri muri prima di lui,
sarebbe alla fine crollato,
perché un giorno 
anche gli stranieri sarebbero spariti

Paolo Cesari mi ha poi suggerito di cambiare il finale in questo:

…perché un giorno 
gli stranieri avrebbero capito.

Uno dei suoi argomenti era che lo Stato di Israele è un dato di fatto e che quindi la sua scomparsa era inconcepibile. Così ho acconsentito, un po' controvoglia, e il libro è stato pubblicato. 

Oggi non lo sarebbe. Non solo perché non sarei più d'accordo con il suggerimento di Paolo, ma perché il libro sarebbe diverso. Si chiamerebbe Stato Canaglia e sarebbe una denuncia esplicita dei crimini che Israele sta perpetrando impunemente anno dopo anno sul popolo palestinese mentre il mondo guarda altrove. Il testo si concluderebbe così:

…perché un giorno 
Israele sarà stato annessa dallo Stato di Palestina.

Cos'è il sionismo, come e quando si afferma

Il sionismo emerse verso la fine del 1880 nell'Europa centrale e orientale come movimento di risveglio nazionale, la maggior parte dei leader del movimento lo identificavano con la colonizzazione della Palestina.

Altri, in particolare il fondatore del movimento Theodor Hertzl, erano più ambivalenti, ma dopo la sua morte nel 1904, l'orientamento verso la Palestina fu definitivo e consensuale. (2008, p22)

La Palestina (in ebraico Eretz Israel) per secoli era stata venerata come luogo di pellegrinaggio, senza che fosse mai stata ipotizzata la possibilità di costituirvi uno Stato laico.

La tradizione e la religione ebraica istruiscono chiaramente gli ebrei ad aspettare la venuta del Messia promesso alla "fine dei tempi", prima di poter tornare a Eretz Israel da popolo sovrano in una teocrazia ebraica, ovvero da obbedienti servi di Dio (ragione per cui oggi varie correnti di ebrei ultraortodossi sono nonsioniste o antisioniste). In altre parole, sionismo secolarizzato ed ebraismo nazionalizzato. Per portare a compimento il loro progetto, gli ideologi sionisti rivendicavano il territorio biblico e lo ricreavano, o meglio lo reinventavano, come la culla del loro nuovo movimento nazionalista. Secondo loro, la Palestina era occupata da "stranieri" e si doveva riprenderne possesso. "Stranieri" significava tutti i non ebrei che avevano vissuto in Palestina dal periodo romano. In effetti per molti sionisti la Palestina non era una terra "occupata" neanche quando vi arrivarono nel 1882, ma piuttosto una terra "vuota": i palestinesi nativi che vivevano là erano per loro sostanzialmente invisibili oppure facevano parte delle avversità naturali e come tali dovevano essere conquistati e allontanati. (20098, pp 22-23)

Nel 1918 i sionisti in Palestina erano circa il 5% della popolazione, vivevano in colonie e non influivano sulla vita dei palestinesi. Vari leader palestinesi tra il 1905 e 1910 consideravano il sionismo un movimento politico  che mirava alla conquista di terre, beni e potere, talvolta associandolo alle missioni e alle colonizzazioni europee. Alcune figure di spicco nella comunità palestinese tentarono, invano,  di convincere il governo ottomano di Istanbul - la dominazione turca durò fino al 1918- a contrastare la presenza  di ebrei in Palestina. Said al-Husayni, deputato palestinese del parlamento ottomano, affermava il 6 maggio 1911:

gli ebrei intendono creare uno stato che includerà la Palestina, la Siria e l'Iraq.

Altri intellettuali ritennero che vi fosse un piano europeo a monte per spostarvi persone povere e apolidi, lo ritenevano tuttavia un male minore rispetto all'occupazione della Terra Santa attraverso missionari, diplomatici e colonie.

La narrazione ufficiale che i sionisti divulgavano che, indubbiamente, esprimeva in modo genuino la motivazione della maggior parte dei componenti della leadership sionista, anticipava la creazione di uno Stato ebraico in Palestina al fine di sfuggire a una storia di persecuzioni e podrom in Occidente, invocando la "redenzione" religiosa di un'"antica patria". 

Il mandato britannico  

Per inquadrare storicamente cosa è accaduto occorre tener presente che l’impero Britannico governò un territorio chiamato Palestina (o anche Palestina mandataria o mandato britannico della Palestina) dal 1920 al 1948 per decisione della Società delle Nazioni dopo la sconfitta dell'Impero ottomano nella prima guerra mondiale, ma già nel 1917 il ministro degli esteri britannico, Lord Balfour, promise al movimento sionista di creare un "focolare " nazionale per gli ebrei in Palestina, impegno che privilegiava le istanze di una esigua minoranza,  sollevando un legittimo malcontento nella maggioranza di cui venivano ignorate, senza motivo, diritti naturali. Egli promise di proteggere la popolazione che definì "non ebraica" anzichè palestinese (scelta curiosa dato che erano la stragrande maggioranza!). Già tre anni dopo la situazione era esplosiva.

Fino al 1928 il governo britannico aveva trattato la Palestina come uno Stato all'interno della sua sfera d'influenza, non come una colonia; uno Stato in cui, sotto la sua tutela, poteva essere mantenuta la promessa fatta agli ebrei e potevano essere soddisfatte le aspirazioni dei palestinesi. Cercò di mettere in piedi una struttura politica che avrebbe rappresentato entrambe le comunità su un piano di parità, in parlamento e nello stato, senza tener conto delle rispettive storie e dimensioni, discriminando il popolo palestinese. Nel frattempo il numero degli ebrei crebbe, la maggioranza dei nativi era ancora incontrovertibile (80%-90% circa intorno agli anni '20) ma la componente ebraica  strinse rapporti con i rappresentanti dell'amministrazione britannica che ebbero indubbiamente un peso negli avvenimenti successivi. (2008, p 26)

Alla luce di questa situazione e crescendo la pressione ebraica,  la maggioranza palestinese accettò nel '28 di negoziare per garantire una pacifica convivenza, sebbene la base degli accordi non riconoscesse che erano la maggioranza, venivano infatti trattati alla pari con l'esigua minoranza. La Gran Bretagna commise un grave ulteriore violazione dei diritti palestinesi e non accettò di mantenere la promessa di parità che questi, i palestinesi, vista la mala parata, avrebbero accettato come male minore, rinunciando a parte dei loro diritti naturali. Di fronte a questo ulteriore accadimento, nel 1929, la popolazione si sollevò. Inizialmente la maggioranza britannica ne comprese le ragioni ma presto appoggiò le richieste ebraiche. Ne seguì nel 1936 un'insurrezione che  fu repressa brutalmente, in tre anni, con l'esilio della leadership palestinese. I sionisti ne approfittarono per espandersi tentando nel 1942 di prendersi l'intera Palestina:  Ben Gurion propose un Commonwealth ebraico sull'intera Palestina mandataria. 

I sionisti si adoperarono presto per stringere buoni rapporti con le autorità mandatarie britanniche tuttavia si approntarono subito anche per conquistare il paese con la forza qualora la diplomazia avesse fallito, i loro preparativi includevano:

  • la costruzione di un organizzazione militare efficiente,  agevolata da ufficiali britannici simpatizzanti;
  • risorse finanziarie che cercarono attraverso la diaspora ebraica;
  • un corpo diplomatico embrionale. 

Un supporto concreto fu offerta alla causa sionista  dall’ufficiale inglese Orde Wingate nel 1936 fu assegnato alla Palestina e rimase affascinato dal sogno sionista. Incoraggiò i coloni ebrei e insegnò loro tattiche di combattimento e metodi di rappresaglia efficaci contro la popolazione locale, in particolare come condurre operazioni di rappresaglia e collocare cecchini ai bordi delle strade.
Con il suo addestramento l’Haganà - la principale organizzazione paramilitare della comunità ebraica in Palestina istituita nel 1920 per difendere le colonie ebraiche- subì una radicale trasformazione  e diventò di fatto il braccio militare dell'Agenzia ebraica

Durante la rivolta araba Wingate riunì alle forze britanniche quelle dell’Haganà affinché le milizie sioniste potessere fare pratica su come si occupa un villaggio palestinese. In seguito l’Haganà potenziò l’addestramento attraverso i numerosi volontari che combatterono a fianco dell’esercito britannico durante la seconda guerra mondiale, intano altri continuavano a infiltrarsi e monitorare oltre 1200 villaggi in Palestina.

Cosa si intende per pulizia etnica e genocidio

Con pulizia etnica si indica nei trattati internazionali un crimine contro l’umanità che consiste nell’espulsione forzata di una popolazione a vantaggio di un'altra. Anche la storia della regione interessata viene cancellata. Il metodo più comune è  quello dello spopolamento in un’atmosfera che legittimi atti di rappresaglia e vendetta generando infine profughi.

Il termine genocidio è stato introdotto con la  Convenzione per la prevenzione e punizione del crimine di genocidio siglata all'ONU nel 1948 (Risoluzione n. 260 del 9 dicembre 1948). Nel 1998, con l'approvazione dello Statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale, è stato inserito tra i crimini contro l'umanità.

Dražen Petrović è autore di uno dei più ampi saggi sulle definizioni di pulizia etnica che associa al nazionalismo, alla formazione di nuovi stati-nazione e alle lotte nazionali. In quest’ottica egli dimostra la stretta relazione tra politici ed esercito nel perpetrare crimini ed esamina il ruolo dei massacri: i capi politici delegano l’attuazione della pulizia etnica al livello militare, senza necessariamente fornire alcun piano sistematico o indicazioni esplicite pur non lasciando dubbi sull’obiettivo finale” (2008, pp 13-14)

(Continua)

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