Ludwig Bemelmans

dalle pagine della LupoGuida

Ludwig Bemelmans nacque a Merano il 27 aprile 1898,

sul finire di un’epoca dominata dai grandi imperi in terra austro-ungarica, in una famiglia agiata e a meno di diciassette anni era già stato posto di fronte a una scelta a causa della sua condotta indomabile: o una severa vita militare in marina o attraversare l’oceano per lavorare in alberghi newyorkesi.
Riavvolgiamo il nastro: la sua infanzia fu agiata ma piuttosto ritirata, trascorreva infatti quasi tutto il tempo in casa con la governante francese
Gazelle, storpiatura di Mademoiselle, che gli passò una visione filtrata e idealizzata di Parigi attraverso canzoni, cartoline e visioni idilliache. Aveva sei anni quando il padre scappò con una donna lasciando incinte moglie e governante, quest’ultima si suicidò. Questi accadimenti lo esposero ai tentativi familiari di sradicare ogni influenza francese, possiamo immaginare la scissione che deve aver vissuto il piccolo Ludwig, per molti versi simile a quella contemporanei di chi cresce in affidamento congiunto da genitori non cooperativi. Pare che lui non fosse fatto per la scuola, o la scuola per lui o che su questo avessero trovato un punto in comune, per cui fu mandato a  lavorare negli alberghi di famiglia, ma anche qui veniva regolarmente cacciato. Fu così che dovette compiere la sua scelta e che crebbe in un ambiente cosmopolita.

Si trasferì a New York nel 1914 dove fu poi naturalizzato quattro anni dopo.

Quando le cose sembravano andar abbastanza bene scoppiò la prima guerra mondiale. Arruolato scelse di prestare servizio in un ospedale psichiatrico, attingendo, per darsi forza, ai ricordi delle terra che pochi anni prima gli offrivano “isole di sicurezza”,  immagini di felicità “completamente sue, familiari, accoglienti e protettive”. 
Cresciuto tra contesti un po’ grotteschi, sciagure e colpi di fortuna, divenne adulto tra due continenti in guerra, riuscendo poi a vivere una vita dall’alta densità narrativa.

Il suo lavoro è tutt’altro che banale, la semplicità è frutto di una ricerca: intendeva cogliere con pochi tratti il carattere delle situazioni. Da adulto ebbe a dichiarare che gli piaceva scrivere  per l'infanzia perché il suo sviluppo era quello di un bambino di sei anni, ma anche perché i lettori più giovani hanno  uno sguardo lucido e grande entusiasmo. (LupoGuida)

Francesca Mignemi lo presenta così

Famoso innanzitutto per i suoi scritti umoristici destinati a un pubblico adulto, nel 1939 pubblica il primo volume della amatissima serie di libri per bambini che ha per protagonista Madeline.  (...) Di Madeline in Italia abbiamo conosciuto solo il primo volume per Piemme, tradotto da Roberto Piumini, ma oggi fuori catalogo.

Nel 1954 affermò davanti al pubblico per la presentazione della Caldecott Medal

Ho detto ripetutamente due cose che nessuno mai ha preso sul serio e sono che innanzitutto io non sono uno scrittore ma un pittore e in secondo luogo che non ho immaginazione.

(...) Nel dichiarare che non aveva immaginazione intendeva che preferiva trarre l’ispirazione per le sue storie dalla vita reale.

Come pittore e illustratore era molto stimato e amato, tra i suoi collezionisti vantava personaggi come Alfred Hitchcock, Olivia de Havilland, Aristotele Onassis e non solo, c’erano anche istituzioni come il Metropolitan Museum di New York e quello Nazionale di Arte Moderna di Parigi.

Vi invito a leggere la raffinata recensione di Francesca Mignemi su Milkbook La magnifica storia di un pino tenace e di un cacciatore senza scrupoli


Pagina scritta per il Progetto LupoGuida in collaborazione con Lupoguido. Mi scuso per eventuali imprecisioni ed invito chi lo desiderasse a scrivermi in privato per rettifiche ed integrazioni.

Fonti

LupoGuida
Quentin Blake, Laurie Britton Newell, tr. Gabriella Tonoli, Ludwig Bemelmans, The illustrators, Lupoguido, 2021
Ludwig Bemelmans,



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